Introduzione
Nel pieno del Medioevo, Firenze era una delle capitali economiche d’Europa. Le sue banche finanziavano papi, imperatori e monarchi, mentre le corporazioni cittadine, le “Arti”, governavano la vita pubblica. La figura del Gonfaloniere di Giustizia, istituita nel 1293 con gli Ordinamenti di Giustizia, incarnava l’ideale di un potere indipendente dai feudatari. Ma la realtà era ben diversa: spesso le stesse famiglie controllavano insieme finanza e polis.
Chi era il Gonfaloniere di Giustizia
Il Gonfaloniere di Giustizia era il capo del governo repubblicano, eletto a rotazione fra i membri delle Arti Maggiori. La carica durava due mesi, durante i quali il Gonfaloniere era responsabile dell’ordine pubblico, della custodia dei sigilli e della guida del Consiglio dei Priori. In teoria un baluardo della giustizia popolare, in pratica un anello di congiunzione tra interessi pubblici e privati.
Il caso Pegolotti
Francesco Balducci Pegolotti, mercante e autore del Pratica della mercatura, fu dirigente della Compagnia dei Bardi. Nel 1346 divenne Gonfaloniere di Giustizia; l’anno seguente gestì la crisi finanziaria della stessa compagnia, travolta dal default di Edoardo III d’Inghilterra.[1] Pegolotti negoziò una liquidazione che ridusse le perdite dei Bardi scaricando i danni sul tessuto produttivo cittadino.
Una prassi diffusa: banchieri e Gonfalonieri
Pegolotti non fu un caso isolato. Molti Gonfalonieri provenivano da famiglie di banchieri: Alberti, Acciaiuoli, Peruzzi, Medici, Strozzi, Corsini, Altoviti, Ridolfi, Rucellai, Salviati. Le stesse famiglie prestavano denaro alla Repubblica ottenendo in cambio leggi favorevoli, esenzioni fiscali o controllo sui tribunali.
Meccanismi del conflitto d’interessi
I Gonfalonieri vigilavano sui tribunali mercantili, amministravano i fallimenti bancari, finanziavano la guerra con prestiti pubblici e, tramite imborsazioni spesso manipolate, assicuravano l’elezione di uomini del proprio gruppo.
Conseguenze per la città
Quando Bardi e Peruzzi fallirono (1342-1345), Firenze fu colpita da una crisi di liquidità che colpì fornitori, artigiani e piccoli risparmiatori.[2] I grandi soci recuperarono parte dei capitali grazie a concordati pilotati dagli stessi Gonfalonieri. Il debito pubblico aumentò e la fiducia nel governo comunale vacillò, aprendo la strada all’ascesa dei Medici.[3]
Il caso Edoardo III
Nel 1338 Edoardo III ottenne enormi prestiti da Bardi e Peruzzi per finanziare la Guerra dei Cent’Anni. Quando il re non pagò, le due compagnie fallirono. I Gonfalonieri di Giustizia di quegli anni, legati agli stessi gruppi, gestirono i default senza punire i responsabili, scaricando l’onere sulla collettività.
Lezioni per oggi
Il caso fiorentino mostra che la sovrapposizione tra finanza e potere “di garanzia” è un rischio strutturale. Allora come oggi, la separazione dei poteri economico e giudiziario è una condizione essenziale per evitare abusi.
References
De Roover R, The Rise and Decline of the Medici Bank (Cambridge 1948)
Sapori E, La crisi delle compagnie mercantili-bancarie fiorentine nel Trecento (Turin 1926)
Pegolotti F, Pratica della mercatura (ed. A Evans, Cambridge MA 1936)
Villani G, Nuova Cronica (ed. G Porta, Milan 1990)
Brucker G, Renaissance Florence (Berkeley 1969)
Endnotes
[1] Archivio di Stato di Firenze, Provisioni, registri 18-22, anni 1345-1347.
[2] Sapori, La crisi (n 1) 145-150.
[3] De Roover (n 1) 78-82.