{"id":28805,"date":"2024-02-09T10:12:11","date_gmt":"2024-02-09T10:12:11","guid":{"rendered":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/?p=28805"},"modified":"2024-02-24T11:36:07","modified_gmt":"2024-02-24T11:36:07","slug":"lincerto-paura-e-bisogno-del-confine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/volume-19-no-1-2024\/conference-paper-multiple-non-blind-peer-review\/lincerto-paura-e-bisogno-del-confine\/","title":{"rendered":"L&#8217;incerto: Paura e bisogno del confine"},"content":{"rendered":"\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28805?pdf=28805\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> <\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Parto da quello che, credo, sia un assioma: io sono immagine, sono costituito di immagini e continuamente creo immagini di me e del mondo; inoltre, sono pieno di pregiudizi. Tutti noi siamo portatori di pregiudizi. Sul pregiudizio si \u00e8 spesso caduti, credo, in fraintendimenti. I pregiudizi sono come le strisce luminose poste nei corridoi degli aerei e che illuminano il mio sentiero, dandomi le coordinate per procedere. Ho una fortuna, per\u00f2: quella di incontrare il mio prossimo, che \u00e8 quel mondo verso cui ho pregiudizi. Saranno i fatti, le mie sensazioni e i miei sentimenti che confermeranno, modificheranno o scardineranno i miei pregiudizi. Tendo ad una certa perplessit\u00e0 quando qualcuno si dichiara libero da pregiudizi. I miei pregiudizi preferisco riconoscerli, anzich\u00e9 ignorarli, perch\u00e9 ci\u00f2 che ignoro pu\u00f2 diventare pericoloso. La propria Ombra, se viene ignorata, pu\u00f2 essere pericolosa. Ecco quale significato attribuisco alla parola \u201cascolto\u201d: ascolto di ci\u00f2 che arriva da fuori o che arriva da dentro. Non potremo noi direttamente risolvere i mali del mondo, almeno non io; potremo, per\u00f2, contribuire al cambiamento; un cambiamento consapevole, che non sia distratto o, peggio, imitativo. Un cambiamento individuale che tracima dal mio S\u00e9 e tocca, contamina l\u2019altro in un reciproco gioco di scambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proviamo a separare l\u2019idea di trasformazione da quella di crescita. Diceva James Hillman che le uniche cose che in natura dovrebbero crescere sono le piante e i bambini; tutto il resto, quando cresce, lo fa a spese di qualcos\u2019altro, sia che si tratti di una economia nazionale, di una rivendicazione territoriale, di un processo forzato di evangelizzazione o di un tumore. Purtroppo, per\u00f2, la storia, la mia storia individuale, la storia del mondo, rimangono spesso una sterile narrazione. Dobbiamo impegnarci, tutti noi, affinch\u00e8 la storia, le storie, si trasformino in esperienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla mia visione di confine attribuisco una necessit\u00e0 ontologica, che per me trova il proprio senso nella clinica e nella psicoanalisi, che non sono luoghi remoti o avulsi dal mondo reale ma sono, per me, luoghi fisici e luoghi dell\u2019anima ove il mio essere individuo e membro dell\u2019umanit\u00e0 si esprime e dove, a volte, trova il senso della vita, se pur transitorio ed effimero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei provare a raccontare pensieri, storie, esperienze, astenendomi dalla pretesa che spesso ci porta a \u201cspiegare\u201d le cose. Spiegare vuol dire stendere, togliere le pieghe. Credo che la contemporaneit\u00e0 richieda a tutti noi un impegno supplementare, che \u00e8 quello di rinunciare al porto sicuro della spiegazione definitiva e confortevole, della superficie chiara e omogenea, non fosse altro che la realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec, e quando parlo di realt\u00e0, di \u201cverit\u00e0\u201d, parlo sia di una verit\u00e0 reale che di una verit\u00e0 psichica, entrambe vive e potenti. Questa posizione pone la psicoanalisi fuori dal \u201crecinto\u201d scientifico, ma credo che soltanto attraverso la rinuncia a qualsivoglia paradigma scientifico la psicologia del profondo possa servire ai propri scopi. Non \u00e8 questa la sede, per\u00f2, per approfondire questo argomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra componente <em>puer<\/em> ci fa tendere verso un atteggiamento bidimensionale, che \u00e8 anche rassicurante, perch\u00e9 ci situa solitamente dalla parte del bene e colloca il male lontano da noi, in una visione orizzontale e di superficie che nega le contraddizioni, i dubbi, i dissidi, le sfumature, i misteri e le zone grigie del mondo e della nostra anima. Nega il riconoscimento della mia Ombra, che diventa l\u2019errore, la colpa e il peccato dell\u2019Altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prover\u00f2 ad assumere una posizione empirica, nel senso che quello che vorrei incontrare \u00e8 la comprensione, pi\u00f9 della spiegazione di ci\u00f2 di cui parliamo e che accade dentro e intorno a noi, approcciandoci ai fatti dell\u2019anima con la consapevolezza che ci\u00f2 di cui parliamo \u00e8, almeno per me, un enigma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlo di confine attraverso l\u2019anima, alla cui parola attribuisco un significato insieme laico e religioso, ma comunque sacro, per la sua natura ambigua e perch\u00e9 la nostra conoscenza su di essa \u00e8 sempre incompleta. Mi aspetto, traslando un termine proprio della psicologia analitica junghiana, che le nostre azioni, le azioni della nostra anima, portino a delle amplificazioni. L\u2019amplificazione, in analisi, \u201ccostringe\u201d la coscienza ad affrontare paradossi e tensioni, nonch\u00e9 alla rinuncia alla propria cornice di protezione e conforto, dandole, inoltre, accesso alla complessit\u00e0. Cosa, forse, ancor pi\u00f9 importante, per\u00f2, \u00e8 la possibilit\u00e0 di costruire simboli (<em>sym ballo<\/em>, mettere insieme). Amplificare, in analisi, significa procedere in modo euristico dentro e intorno ad un tema, amplificandone, appunto, i contenuti e l\u2019essenza, fino al loro apparentemente definitivo svolgimento; girare dentro e intorno alla questione, amplificandola, percorrendola, ascoltandola, attraverso le risonanze che in noi scaturiscono: noi come singoli individui ma noi anche come collettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parliamo di confini. L&#8217;esistenza del confine consente la permanenza della immaginazione: non so cosa c&#8217;\u00e8 oltre il limite del confine, quindi devo provare a immaginarlo, cio\u00e8 costruire uno scenario nella mia mente, nella mia fantasia. Immagino ci\u00f2 che \u00e8 diverso da me. L\u2019atto della immaginazione \u00e8 consustanziale all\u2019uomo; l\u2019uomo \u201c\u00e8\u201d immagine; pensa, ragiona, sogna, vive per immagini. L\u2019uomo, secondo una definizione del filosofo Carlo Sini, \u00e8 un animale immaginante<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia idea di confine \u00e8 una trasposizione \u201csul campo\u201d di un altro termine che caratterizza la psicologia analitica, che \u00e8 \u201cindividuazione\u201d. L\u2019individuazione, per Jung, \u00e8 un processo di differenziazione che ha per m\u00e8ta lo sviluppo della personalit\u00e0 individuale. Mi servo di un altro paradosso: un dibattito sulla definizione di confine, opposta alla idea di una abolizione dello stesso, equivale, in termini psicoanalitici, alla differenza che separa la ricerca della individuazione dalla ricerca della guarigione del paziente in cura. Separare me da voi, dall\u2019altro, dal mondo, significa individuarmi, garantirmi una identit\u00e0, che non equivale al disprezzo dell\u2019altro o alla negazione di una identit\u00e0 collettiva e \u201caltra\u201d, ma rappresenta una prima fase di separazione e distinzione, indispensabile alla scoperta e valorizzazione delle proprie e altrui risorse, valori, rituali, storie, progetti, tutti unici e irripetibili. Ogni distinzione, pi\u00f9 che separazione, \u00e8 una forma di amplificazione che estende e connette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La distinzione tra due soggetti pu\u00f2 sfociare nel racconto. Nel racconto c\u2019\u00e8 chi parla e chi ascolta e nella narrazione c\u2019\u00e8 il mio mondo, che conosco o di cui penso di conoscere l\u2019essenza; poi c\u2019\u00e8 il mondo dell\u2019altro, che ha aspetti simili, aspetti segreti e aspetti misteriosi. \u00c8 nel mistero e nei miti personali che si sviluppano la prossimit\u00e0 e la relazione, da cui potr\u00e0 nascere un nuovo mito e &#8211; conseguentemente &#8211; una nuova visione personale. \u00c8 ci\u00f2 che Jung definiva \u201c<em>Mysterium coniunctionis<\/em>\u201d, che \u00e8 anche il titolo dell\u2019ultimo dei grandi saggi scritto in vecchiaia da Jung, che dice in una lettera: \u201cIl vivente segreto della vita \u00e8 sempre nascosto tra Due, ed \u00e8 questo il vero mistero, che le parole non possono svelare e le argomentazioni non possono esaurire\u201d<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora in termini analitici, \u00e8 la separazione che consente lo svolgersi del tempo e dello spazio; in uno dei miti della creazione pi\u00f9 conosciuti ci\u00f2 \u00e8 narrato in modo encomiabile: l\u2019amore onnipresente, assoluto e totale di Urano per la propria sposa Gea paralizza e nega qualunque cambiamento, spostamento o crescita. Non c\u2019\u00e8 n\u00e9 interno, n\u00e9 esterno; n\u00e9 vita, n\u00e9 morte. Urano, presago di quanto la sua eternit\u00e0 sia garantita dalla inalterabilit\u00e0 del Tutto, impedisce la \u201cvenuta alla luce\u201d dei suoi figli, nati dalla sua perenne unione con la sposa Gea. Essa, per\u00f2, decide di interrompere questa condizione <em>per sempre<\/em>, servendosi dell\u2019aiuto del pi\u00f9 piccolo dei figli-Titani, <em>Crono<\/em>, che accetta, armato dalla madre, di evirare il padre e permettere, cos\u00ec, lo svolgersi del Tempo, fatto di spazio e di trasformazioni, di ampliamenti e contrazioni, di vita e di morte<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia soggettivit\u00e0 \u00e8 garantita e protetta dalla esistenza dell\u2019altro. Nella analisi \u00e8 la separazione tra analista e analizzando, o tra terapeuta e paziente, che consente alle energie psichiche di fluire e creare, cos\u00ec, la relazione. Inoltre, sono proprio la distanza e la separazione che consentono la proiezione, il transfert e il controtransfert. Due entit\u00e0 sovrapposte, o una delle due contenuta nell\u2019altra, devono separarsi per sopravvivere, a condizione, per\u00f2, che la propria e altrui esistenza fuori dall\u2019altra sia mutualmente condivisa e accettata. Il senso del confine \u00e8 legato alla importanza della identit\u00e0, separazione, riconoscimento, centratura, focalizzazione. Senza confini la vita corre il rischio di frammentarsi. Mi rifaccio ad Helmuth Plessner, che \u00e8 stato uno dei fondatori della antropologia filosofica e che elabor\u00f2 una forte critica al comunitarismo, che collega intimamente l\u2019individuo ai propri legami culturali, religiosi o sociali. L\u2019intuizione geniale di Plessner, per\u00f2, a mio avviso, \u00e8 quella secondo cui la cellula diventa un essere vivente grazie alla membrana cellulare; grazie, cio\u00e8, alla <em>concentrazione<\/em> del materiale nucleare. La <em>semi<\/em>permeabilit\u00e0 della membrana, per\u00f2, consente gli scambi tra la cellula e il mondo esterno, garantendo, al contempo, differenziazione, scambi e trasformazione<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facendo un brevissimo excursus nella clinica, una grave forma di patologia \u00e8 la psicosi schizofrenica: la mancanza del senso di identit\u00e0 d\u00e0 il senso della disgregazione, perch\u00e9 manca la consapevolezza del centro e della differenza. In analisi e in terapia la distanza analista-analizzando o terapeuta-paziente permette il contatto empatico, intimo e trasformativo, evitando la sovrapposizione e l&#8217;identificazione, che non consentirebbero l&#8217;aiuto ma esporrebbero il terapeuta-analista al rischio di essere coinvolto, travolto, assimilato, trascinato. L\u2019abolizione del confine pu\u00f2 esporre l\u2019individuo all\u2019assenza della misura, intesa come assenza di limite. Il rischio conseguente \u00e8 una forma attualizzata di narcisismo, inteso come intolleranza alla alterit\u00e0 e alle differenze psichiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendo il pensiero di una psicoanalista italiana, Laura Pigozzi, che definisce claustrofiliche quelle famiglie apparentemente perfette alle quali manca, per\u00f2, l\u2019anelito verso l&#8217;alterit\u00e0. L&#8217;altro \u00e8 \u201caccettato\u201d solo se assimilato e reso simile, se non identico, al conosciuto. \u00c8 una forma di addomesticamento in senso letterale. L\u2019altro \u00e8 un oggetto psicologicamente prevedibile: non ha misteri, n\u00e9 enigmi. Il mistero \u00e8 consustanziale al diverso, all\u2019alieno; il segreto, invece, \u00e8 una forma di esercizio del potere. Tutti gli scambi emotivi e affettivi devono avvenire all&#8217;interno. Il confine con s\u00e9 \u00e8 esteso a includere gli altri e il s\u00e9 e gli altri vengono trattati come se fossero all&#8217;interno dello stesso involucro, della stessa pelle<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a>. Servendomi ancora una volta di uno spunto offerto dalla mitologia, l&#8217;affermazione della famiglia claustrofilica dissolve la coppia archetipica Hestia-Hermes, trasformando i confini in una entit\u00e0 rigida e non permeabile, dove l&#8217;Uno si separa inesorabilmente e dolorosamente dall&#8217;Altro. Non a caso, infatti, nella mitologia greca Hestia ed Hermes sono spesso rappresentati insieme, non per vincoli di consanguineit\u00e0, ma per una concreta affinit\u00e0 funzionale. Tra i due, Hestia \u00e8 la garante della permanenza, della residenza e della continuit\u00e0, mentre Hermes \u00e8 movimento, cambiamento di stato e contatto tra istanze diverse; ma \u00e8 anche l\u2019imprevedibile, l\u2019inarrestabile e il sorprendente. Hermes, inoltra, dimora nei luoghi di transizione: agli incroci, nei pressi delle tombe o alle porte di accesso alla citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita rischia di ammalarsi quando rimane adesa a s\u00e9 stessa e alla propria tendemza alla conservazione, in una visione narcisistica, ingessata e dogmatica del senso del confine. Se il confine abdica alla propria funzione di scambio e di \u201crespiro\u201d, diventa asfittico e impedisce la vita stessa che, secondo una definizione di Spinoza, pu\u00f2 conservarsi solo grazie alla sua espansione<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\">[6]<\/a>. I confini diventano barriere da proteggere a ogni costo, per scongiurare ogni irruzione di oggetti alieni, al fine di tutelare la presunta \u201cpositivit\u00e0\u201d contenuta all\u2019interno, che \u00e8 contrapposta ad un fuori che \u00e8 inevitabilmente popolato da creature sconosciute e per questo percepite come pericolose. Il confine, quindi, secondo la mia tesi, \u00e8 un oggetto psichico indispensabile, a patto che siano garantiti e ricercati gli scambi e i movimenti tra \u201cinterno\u201d ed \u201cesterno\u201d, per non cadere nel rischio della fobia verso lo \u201cstraniero\u201d, che a seconda del contesto storico e ambientale sar\u00e0 il nero, l\u2019omosessuale, l\u2019ebreo, il palestinese, il disabile, il povero o l\u2019extraterrestre. Temo, per\u00f2, che il vero straniero, l\u2019alieno, alberghi in noi stessi. Noi siamo e saremo stranieri a noi stessi finch\u00e8 non accetteremo le nostre quote di Ombra che abbiamo a lungo ignorato e proiettato. Faccio mio il monito pronunciato gi\u00e0 parecchi anni orsono da Deleuze e Guattari circa il rischio di alimentare il fascista che abita in noi<a href=\"#_edn7\" name=\"_ednref7\">[7]<\/a> e al quale, forse nostro malgrado, tendiamo pericolosamente ad affezionarci o, aggiungo io, ad abituarci ad una \u201csilente violenza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cforma\u201d claustrofilica non riconosce il negativo contenuto all\u2019interno della famiglia (ma al posto del termine \u201cfamiglia\u201d possiamo motivatamente utilizzarne altri, come nazione, gruppo politico, squadra di calcio, associazione professionale, ecc.), che viene ciecamente proiettato all\u2019esterno, con l\u2019esito di accrescere la divisione e l\u2019opposizione valoriale tra ci\u00f2 che \u00e8 dentro da ci\u00f2 che \u00e8 fuori. Questa struttura psichica, oltre a richiedere un cospicuo dispendio energetico, instaura uno status interno di apparente armonia, mantenuta grazie, o a causa, dell\u2019annullamento ed evitamento di qualunque elemento conflittuale, ma anche di qualunque diversit\u00e0 o creativit\u00e0. Ogni eventuale situazione problematica, pertanto, deve essere negata, pena la frammentazione della struttura. Sembra emergere, al di l\u00e0 di una competitivit\u00e0 esasperata, una inconfessata e inconfessabile paura di affrontare il conflitto, al di l\u00e0 delle apparenze, che \u00e8 una delle cause, ipotizzo, di una forma depressiva collettiva sempre pi\u00f9 diffusa, soprattutto nelle societ\u00e0 pi\u00f9 tecnologiche<a href=\"#_edn8\" name=\"_ednref8\">[8]<\/a>. Il conflitto, qualunque conflitto, al cui termine attribuisco non soltanto il significato di contrasto e disagio, ma anche di scelta e di cambiamento, richiede tempo: il suo tempo, che non possiamo stabilire a priori. Scriveva Agostino nelle sue <em>Confessioni<\/em>: <em>\u201cChe cosa \u00e8 dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so<\/em>&#8220;<a href=\"#_edn9\" name=\"_ednref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 attuale, che richiede velocit\u00e0, sintesi e brevit\u00e0, non favorisce la cultura del conflitto, fatta di riflessione, approfondimento e di mediazione intrapsichica e interpersonale, la cui durata, ripeto, non \u00e8 predefinibile ed \u00e8 potenzialmente infinita: <em>Kairos<\/em>, pi\u00f9 che <em>Chronos<\/em>. La rinuncia alla lentezza e al naturale scorrere del tempo \u00e8 rinuncia al particolare e rende l\u2019essere umano un essere \u201cdigitale\u201d, imprigionato in una logica on-off. Noi esseri umani, per\u00f2, non siamo digitali. Noi siamo analogici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando alla coppia archetipica Hestia-Hermes, in una condizione simile, un confine rigido e impermeabile impedisce ad Hermes di svolgere la propria funzione connettiva di passaggio e depaupera il confine di mistero, fascino e di potere trasformativo. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcun confine da attraversare, ma soltanto impercettibili variazioni in cui degradare in modo inconsapevole e \u201casintomatico\u201d. A proposito del concetto di sintomo e sulla sua irrinunciabilit\u00e0 per l\u2019anima (e quindi per la clinica, oltre che per l\u2019analisi), vorrei, se pur brevemente, fare un accenno circa la <em>necessit\u00e0 del trauma <\/em>(<em>Ananke<\/em>), nonch\u00e9 della patologia come ineluttabile oggetto psichico. Su tale <em>inevitabilit\u00e0<\/em> si espresse gi\u00e0 nel 1913 Sigmund Freud: \u201c<em>Possiamo afferrare l\u2019inconscio soltanto nel materiale patologico<\/em>\u201d<a href=\"#_edn10\" name=\"_ednref10\">[10]<\/a>, anche se l\u2019idea del sintomo come componente fondamentale della nostra natura umana trover\u00e0 una potente e quasi iconoclasta risonanza nel concetto di patologizzazione espresso da James Hillman<a href=\"#_edn11\" name=\"_ednref11\">[11]<\/a>. La tendenza attuale, infatti, spinge la grande maggioranza degli individui alla ricerca della similitudine nell\u2019altro, anzich\u00e9 verso la curiosit\u00e0 e il dialogo verso ci\u00f2 che \u00e8 diverso, anche se in misura profonda. La zona di contatto non \u00e8 pi\u00f9 un luogo dove desiderare e costruire una relazione, fatto anche di differenze, ma bens\u00ec \u00e8 un luogo ove si ricerca aprioristicamente una rassicurante similitudine. Questo stato di cose causa una riduzione della complessit\u00e0 e di un abbassamento intrapsichico di ogni tendenza trasformativa ed evolutiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di un mondo senza confini rischia di essere assimilabile ad una uniformit\u00e0 che nega l\u2019alterit\u00e0 e la soggettivit\u00e0 dell\u2019Altro, che \u00e8 irripetibile e inimitabile. In questo scenario tutto \u00e8 uguale a s\u00e9 stesso, tutti fanno le stesse cose nello stesso modo, consumando gli stessi prodotti ovunque e perseguendo l\u2019idea autocentrica di forme di governo o concezioni religiose valevoli per tutti. La rinuncia ideologica ad una idea di confine rischia di diventare una forma di oceanica forma di illimitatezza. L\u2019esasperazione della civilt\u00e0 contemporanea induce le nuove generazioni ad immaginare il mondo nella loro totale e perenne disponibilit\u00e0; un mondo in cui chiunque pu\u00f2 fantasticare di essere, fare e avere ci\u00f2 che vuole (ci\u00f2 \u00e8 plasticamente rappresentato, per esempio, da certi messaggi pubblicitari in cui il successo o la ricchezza sono gli unici ideali, le uniche m\u00e8te cui ambire), in una atemporalit\u00e0 e in una negazione dello spazio inteso come ente finito: siamo immersi in un incessante \u201crumore\u201d fatto di scambi continui, attivit\u00e0 compulsive e comunicazioni continue e ridondanti, alle quali sempre pi\u00f9 individui non riescono a sottrarsi, solleticati e sollecitati a cercare e accumulare di pi\u00f9, oltre ogni limite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troviamo in particolare nelle ricerche di due psicoanaliste, entrambe collocabili temporalmente nel primo periodo della psicoanalisi, Melanie Klein e Margaret Mahler, alcuni studi pionieristici ma estremamente illuminanti sul concetto di spazio infinito: all\u2019inizio della sua vita il neonato non ha la consapevolezza del limite. Lui, o lei, non ha semplicemente l\u2019universo a disposizione: lui <em>\u00e8<\/em> universo. Le prime, naturali frustrazioni permettono al bambino di differenziare il s\u00e9 dall\u2019universo, che \u00e8 comunque inconsciamente ancora nella sua totale disponibilit\u00e0. Occorrer\u00e0 qualche mese perch\u00e9 nel bimbo si consolidi progressivamente la consapevolezza che a volte l\u2019oggetto desiderato, quasi sempre il latte, il seno materno, la voce, il sorriso, il calore, l\u2019abbraccio, pu\u00f2 immediatamente essere disponibile, oppure no; a volte, infatti, questo non accade o accade solo in parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Margaret Mahler, a cui dobbiamo la teorizzazione secondo cui la \u201cnascita psicologica\u201d del bambino segue tre fasi (\u201cautismo normale\u201d, fase \u201csimbiotica\u201d e fase della \u201cseparazione-individuazione\u201d), nella psicosi la relazione simbiotica con la madre impedisce al bambino di sperimentare sufficiente separazione per poter stabilire dei limiti solidi tra ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che non si \u00e8: egli avr\u00e0 per sempre bisogno di oggetti-s\u00e9 che gli ricordino quel suo essere infinito a cui non riesce a rinunciare<a href=\"#_edn12\" name=\"_ednref12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendendo il filo principale, il luogo di confine, di frontiera, \u00e8 per definizione mutevole per innumerevoli cause: guerre, compromessi, cessioni, trattati, accordi politici, economici\u2026 Nella nostra epoca, fatte salve alcune realt\u00e0, assistiamo ad una progressiva relativizzazione del concetto di confine, che diventa fluttuante, incerto, poroso, secondo una definizione dello psicoanalista Wilfred Bion. D\u2019altro canto, per\u00f2, possiamo cogliere anche istanze diverse, volte ad un rafforzamento di certi confini che, ipotizzo, nascono da sentimenti di angosce identitarie. Se parliamo di confini, spesso siamo portati a considerarli come luoghi di separazione; proviamo, invece, a leggerli come funzione il cui scopo \u00e8 quello di contenere e proteggere l\u2019individuo, a guisa di pelle che, per evidenziarne l\u2019importanza nell\u2019organismo umano, \u00e8 l\u2019organo pi\u00f9 pesante, costituendo il 18% dell\u2019apporto ponderale nell\u2019adulto, per arrivare al 20% nel bambino molto piccolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali sono i rischi che, credo, l\u2019intera umanit\u00e0 rischia di correre? La paura di smarrire la propria identit\u00e0 oscilla tra una idea di confine sempre pi\u00f9 fluttuante, impalpabile e confusa, e quella di un rafforzamento drastico, ossessivo e diffidente. Entrambi i limiti espongono i singoli individui e le collettivit\u00e0 alla perdita di certezza e di stabilit\u00e0, se pur mutevoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tendenza attuale pretende la <em>eliminazione psichica<\/em> dell\u2019Altro, psichicamente inteso come mistero, immaginazione, eros, fantasia, desiderio, mancanza, ecc. L\u2019Altro (il Diverso), che assume in s\u00e9 inesorabilmente le caratteristiche del Negativo, soccombe di fronte alla Positivit\u00e0 dell\u2019Uguale<a href=\"#_edn13\" name=\"_ednref13\">[13]<\/a>. La diffusione esponenziale dell\u2019Uguale contribuisce al progredire di quelle varizioni patologiche che stanno occupando il corpo sociale; ci\u00f2 che ammala l\u2019individuo e la collettivit\u00e0 non \u00e8 tanto la norma, il divieto o il tab\u00f9, quanto il consumo esorbitante, la competitivit\u00e0 parossistica e il bisogno cieco di affermazione, a qualunque costo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Diverso \u00e8 diverso solo di facciata; le differenze sono tali solo nell\u2019apparenza. Il superamento del Confine \u00e8 un <em>fatto<\/em> iniziatico; \u00e8 una azione psicologica con la quale ci inoltriamo in regioni in cui possiamo sperimentare l\u2019altro-da-noi e dove possiamo confrontarci con luoghi ove dobbiamo mettere alla prova le nostre capacit\u00e0 di adattamento, trasformazione e assimilazione, offrendo, specularmente, il nostro Essere. In breve: esperire, dando a questo termine il senso che Heidegger gli attribuiva, cio\u00e8 che ogni cosa pu\u00f2 diventare fonte di esperienza purch\u00e8 ci accada, ci incontri, ci sconvolga, ci sopraggiunga e, in definitiva, ci trasformi<a href=\"#_edn14\" name=\"_ednref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> Carlo Sini, <em>Immagini di verit\u00e0. Dal segno al simbolo<\/em>, Spirali, 1985.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> C.G. Jung, <em>Letters<\/em> (1906-1961); trad. it <em>Lettere<\/em>, Vol. I-III, a cura di A. Jaff\u00e8, G. Adler, Ma.Gi., 2006, Lettera del 12 agosto 1960.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[i3<\/a>\u00a0Robert Graves, <em>I miti greci<\/em>, Longanesi, 1992.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a> Helmuth Plessner, <em>L\u2019uomo come essere biologico, <\/em>in<em> Filosofi tedeschi d\u2019oggi, <\/em>a cura di A. Babolin, Il Mulino, 1967.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a> Laura Pigozzi, <em>Mio figlio mi adora<\/em>, Nottetempo, 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">[6]<\/a> Baruch Spinoza, <em>Tutte le opere<\/em>, Bompiani, 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref7\" name=\"_edn7\">[7]<\/a> G. Deleuze, F. Guattari, <em>Mille piani<\/em>, Orthotes, 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref8\" name=\"_edn8\">[8]<\/a> Alain Ehrenberg, <em>La fatica di essere se stessi. Depressione e societ\u00e0, <\/em>Einaudi, 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref9\" name=\"_edn9\">[9]<\/a> Agostino, <em>Le confessioni<\/em>, XI, 14 e 18, Zanichelli, 1968, pp. 759.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref10\" name=\"_edn10\">[10]<\/a> Stanley A. Leavy, <em>The Freud-Journal of Lou Andreas-Salom\u00e9<\/em>, The Hogarth Press, 1965, p.64.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref11\" name=\"_edn11\">[11]<\/a> James Hillman, <em>Re-visione della psicologia, <\/em>Adelphi, 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref12\" name=\"_edn12\">[12]<\/a> Margaret Mahler, <em>Le psicosi infantili<\/em>, Boringhieri, 1972<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref13\" name=\"_edn13\">[13]<\/a> Byung- Chul Han, <em>L\u2019espulsione dell\u2019altro, <\/em>Nottetempo, 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref14\" name=\"_edn14\">[14]<\/a> Martin Heidegger, <em>Dall\u2019esperienza del pensiero, <\/em>Il Nuovo Melangolo, 2011.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">The concept of border is a much-debated topic, also due to numerous planetary crises of political, economic, and religious origin. The present author supports both the usefulness and the necessity of the border <em>qua<\/em> psychological entity, insofar as its proper function allows for the process of psychological identification to occur. Moreover, the speed of major socio-cultural changes characterising the contemporary era is argued to be compromising the dynamic psychological balance between growth and transformation, whilst providing the illusion of the psyche as an undifferentiated whole.<\/p>\n","protected":false},"author":380,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[2464],"tags":[2478,2484,2480,2481,2482,2483,147,2476,2479,643,1520,558,2477],"coauthors":[1250],"class_list":["post-28805","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-conference-paper-multiple-non-blind-peer-review","tag-amplification","tag-analytic-psychology","tag-border","tag-claustrophilia","tag-difference","tag-differentiation","tag-imagination","tag-imagining","tag-individuation","tag-integration","tag-prejudice","tag-psychoanalysis","tag-shadow"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28805","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/380"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28805"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28805\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30230,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28805\/revisions\/30230"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28805"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28805"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28805"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=28805"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}