{"id":27979,"date":"2024-02-12T12:12:19","date_gmt":"2024-02-12T12:12:19","guid":{"rendered":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/?p=27979"},"modified":"2024-02-20T12:46:45","modified_gmt":"2024-02-20T12:46:45","slug":"i-confini-del-mio-linguaggio-significano-i-confini-del-mio-mondo-riflessioni-filosofiche-sul-tema-del-confine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/volume-19-no-1-2024\/conference-paper-multiple-non-blind-peer-review\/i-confini-del-mio-linguaggio-significano-i-confini-del-mio-mondo-riflessioni-filosofiche-sul-tema-del-confine\/","title":{"rendered":"\u201cI confini del mio linguaggio significano i confini del mio mondo\u201d.\u00a0Riflessioni filosofiche sul tema del confine"},"content":{"rendered":"\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27979?pdf=27979\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> <\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Invitato a offrire alcune riflessioni di carattere filosofico sul tema del confine, o dei confini al plurale\u2014per il quale invito ringrazio nuovamente gli organizzatori dell\u2019evento odierno\u2014le prime idee ed impressioni che incominciarono a girarmi per la testa erano tanto personali quanto prosaiche.<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a> Spero quindi che non Vi dispiaccia troppo se do l\u2019avvio al mio intervento condividendole con Voi senza alcun pudore. Anzi, mi auguro sinceramente che siano di Vostro gradimento. Mi saprete dire, alla fine del mio racconto iniziale, se cos\u00ec sar\u00e0 stato o meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le idee ed impressioni in questione non sono altro che delle lontanissime e, oramai, quasi mitologiche memorie d\u2019infanzia. Anche i professori di filosofia, bench\u00e9 baffuti, barbuti e ancor pi\u00f9 spesso barbosi, sono stati bambini. Era il secolo scorso. Nato a Genova e cresciuto in Liguria, ero solito trascorrere le vacanze estive ad Andora, nella Riviera di Ponente; il Comune pi\u00f9 occidentale della provincia di Savona, per intenderci. Pi\u00f9 volte, un mio carissimo zio portava me, mio fratello e i nostri due cugini rivieraschi a visitare Nizza e Montecarlo, dove c\u2019era un bell\u2019acquario, nonch\u00e9 museo del mare, ben prima che ne venisse costruito uno ancora pi\u00f9 voluminoso e, mi permetto di dire, famoso, in quel di Genova nel 1992, in occasione del cinquecentenario della scoperta dell\u2019America da parte di Cristoforo Colombo. (Notate bene che, quale cittadino islandese, sono ora tenuto a riferire in questa sede che gli islandesi ritengono d\u2019aver scoperto <em>loro<\/em> l\u2019America. Al contempo, le popolazioni indigene dell\u2019America del Nord sono ancora di un\u2019altra opinione. Lascio a Voi dirimere la faccenda.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo a me bambino. Ricordo tuttora l\u2019emozione che mi prendeva quando arrivavamo a Ventimiglia\u2014nota ai pi\u00f9 oramai e, devo aggiungere, ahim\u00e8, per ben pi\u00f9 tristi vicende legate ai difficili flussi migratori che avvengono all\u2019interno dell\u2019Unione Europea. Eccola l\u00e0: la frontiera. Il confine italo-francese. Per me bambino, era un po\u2019 come il Far West di Tex Willer o Sergio Leone. Le occhiatacce da parte degli ufficiali, armati e in uniforme, e i documenti d\u2019identit\u00e0 da esibire, se e quando richiesti, erano di rigore. Il Trattato di Maastricht non esisteva ancora. L\u2019essere cittadini europei, formalmente liberi di passare da uno Stato all\u2019altro senza controlli di nessun genere, era ancora un pio ideale, un po\u2019 come doveva esserlo all\u2019epoca della Giovine Europa di Giuseppe Mazzini, anch\u2019egli genovese come me, ovverosia negli anni \u201830 del XIX secolo. Ogni volta che si raggiungeva la frontiera, chiss\u00e0 perch\u00e9, temevo che non ci facessero passare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La memoria pi\u00f9 strana era che ci si fermava prima ad un casello per fare i controlli del caso con gli agenti italiani. Non ricordo se fosse sempre e solo la Guardia di Finanza a farli o la Polizia di Stato. Se non addirittura i Carabinieri. Poco dopo, sempre che la memoria non mi inganni, si ripeteva la stessa cosa con quelli della <em>gendarmerie <\/em>francese. Dove si trovava il confine, esattamente, mi chiedevo: presso gli agenti italiani, presso quelli francesi, a met\u00e0 strada, o in qualche altro punto tra i due estremi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In chiave minore, la stessa domanda mi sorgeva in mente da bambino quando osservavo i cartelli situati lungo un\u2019altra autostrada che annunciavano la fine della Liguria e l\u2019inizio del Piemonte. S\u00ec, lo so bene, di solito il percorso ce lo si immagina al contrario, a causa dei tanti turisti che vanno a trascorrere le vacanze al mare, accolti dall\u2019amorevole e calorosa ospitalit\u00e0 tipica della gente della mia regione d\u2019origine. Nel mio caso, tuttavia, si faceva il percorso opposto, soprattutto per andare a fare la settimana bianca sulle Alpi insieme ad altre famiglie di amici genovesi. Roba degna di Paolo Villaggio e Gigi Reder, in tutta onest\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Crescendo, ho poi scoperto che questo genere di domanda, apparentemente stravagante se non addirittura stupida, aveva stuzzicato l\u2019interesse di svariati studiosi. In particolare, il tema del confine o del limite estremo di un\u2019entit\u00e0 sembrava avere attirato l\u2019attenzione degli esperti in alcuni campi di ricerca dai nomi bizzarri, se non esoterici e, come i severi doganieri, anche un po\u2019 minacciosi\u2014senza volerlo fare apposta\u2014ovverosia:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>la topologia,<\/li>\n<li>la mereologia e<\/li>\n<li>l\u2019ontologia.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima disciplina non \u00e8 lo studio dei ratti, anch\u2019essi creature di degno pedigree fantozziano, ma quella branca della matematica che, grossomodo, si occupa delle figure geometriche le cui propriet\u00e0 e relazioni precipue non dipendono dalla nozione di misura, ma bens\u00ec da operazioni di deformazione nello spazio logico-matematico. La seconda, invece, \u00e8 la branca della logica formale che studia le relazioni e le propriet\u00e0 relative al tutto e alle sue parti, o a un intero e le sue parti, e viceversa. La terza, la quale dal punto di vista lessicale \u00e8 forse leggermente pi\u00f9 nota rispetto alle altre due, \u00e8 la branca della filosofia che studia l\u2019essere o l\u2019esistere degli enti nelle sue molteplici variet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indipendentemente dai nomi un po\u2019 curiosi di queste tre discipline, tutti e tre coniati o affermatisi in secoli relativamente recenti, la questione che mi ponevo da bambino, ovvero di dove si trovasse precisamente il confine o il limite tra due entit\u00e0 adiacenti, ha radici ben pi\u00f9 antiche. Questo, almeno, per quel che riguarda la filosofia occidentale, la quale si \u00e8 sempre divertita a osservare le realt\u00e0 pi\u00f9 ovvie e apparentemente banali dalle prospettive pi\u00f9 insolite e sorprendenti, un po\u2019 come fatto anche dalla poesia, dal teatro o dall\u2019umorismo. Il grande Luigi Pirandello, in maniera quasi sintomatica, mescolava assieme tutte e quattro queste modalit\u00e0 della creativit\u00e0 umana con maestria straordinaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 probabile che molti tra di voi abbiano incontrato una sorta di parente stretto di queste antiche radici filosofiche ai tempi del liceo, studiando i paradossi della cosiddetta Scuola Eleatica e di uno dei suoi membri pi\u00f9 importanti, Zenone. In particolare, mi riferisco al paradosso di Achille e la tartaruga, che vi illustro cos\u00ec come fu reso dal grande scrittore e saggista argentino Jorge Luis Borges (vd. <a href=\"https:\/\/www.mathisintheair.org\/wp\/2018\/05\/lo-sapevate-che-il-paradosso-di-zenone\/\">ivi<\/a>):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Achille, simbolo di rapidit\u00e0, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte pi\u00f9 svelto della tartaruga e le concede dieci\u00a0metri\u00a0di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e cos\u00ec via all&#8217;infinito; di modo che Achille pu\u00f2 correre per sempre senza raggiungerla.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso dei confini geografici, i due punti di riferimento non sono in movimento relativo. Achille e la tartaruga\u2014la seconda dei quali con grande calma e ammirevole aplomb\u2014si spostano invece nello spazio l\u2019uno rispetto all\u2019altra. Il caso di Ventimiglia, pertanto, \u00e8 solamente <em>analogo<\/em> al loro, e di certo non identico. Tuttavia, ed \u00e8 ci\u00f2 che importa per noi al momento, il problema della <em>divisibilit\u00e0 infinita<\/em> tra due punti di riferimento nello spazio sussiste in entrambi i casi. In altre parole, se possiamo dividere all\u2019infinito lo spazio che separa la guardia di finanza dell\u2019imperiese\u2014o polizia che fosse\u2014dalla <em>gendarmerie<\/em> del nizzardo, quando e come, esattamente, possiamo dire di essere passati da un punto all\u2019altro, ossia dall\u2019Italia alla Francia, dalla Riviera di Ponente alla Costa Azzurra? O, ufficiali in divisa e mare a parte, dalla Liguria al Piemonte?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 necessario avere una striscia o un lembo di terra perch\u00e9 si ponga questa tipologia di problemi logico-matematici e filosofici. Leonardo da Vinci, per esempio, si chiedeva nei suoi <em>Quaderni<\/em> che cosa fosse ci\u00f2 che separa l\u2019aria dall\u2019acqua: aria o acqua?<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a> Su\u00e1rez nelle sue <em>Disputazioni di metafisica<\/em> del 1597 si domandava di che colore fosse la linea di demarcazione che si trova tra una macchia nera e il suo sfondo bianco: nero o bianco?<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso problema si pu\u00f2 presentare anche in chiave temporale. Nel dialogo intitolato al fondatore della Scuola Eleatica, <em>Parmenide<\/em>, Platone si interrogava sul quesito seguente. Quando un oggetto inizia a muoversi, o un oggetto in movimento si ferma, \u00e8 esso in movimento o \u00e8 fermo?<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a> Pi\u00f9 tardi, Aristotele si trov\u00f2 a riflettere su se e come il presente, che \u00e8 il confine sia del passato sia del futuro, debba essere per necessit\u00e0 uno e il medesimo con essi, perch\u00e9 se i due confini estremi fossero delle entit\u00e0 costitutivamente diverse, allora l\u2019una non potrebbe succedere all\u2019altra.<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a> E tutto questo per non tornare ai paradossi logici cari a Zenone, il quale si divertiva a dividere all\u2019infinito anche il tempo, cos\u00ec da dimostrare che il moto non esiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella storia della filosofia e della scienza si sono andate accumulando le risposte pi\u00f9 varie a questo tipo di quesiti.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>C\u2019\u00e8 chi ha sostenuto che il confine tra due entit\u00e0 distinte non appartenga a nessuna delle due. Leonardo da Vinci, per esempio, sembrava favorire questa soluzione. L\u2019Italia e la Francia, da questo punto di vista, non coprirebbero tutto il territorio europeo di loro competenza, perch\u00e9 il loro confine sfuggirebbe, per cos\u00ec dire, a entrambi gli Stati. Sarebbe un po\u2019 come quei confini tra orti o pascoli che appartengono a due contadini diversi. Visto che nessuno dei due ci mette mano, si riempiono di erbacce e di piante selvatiche.<\/li>\n<li>C\u2019\u00e8 chi ha suggerito che il confine appartenga invece a una entit\u00e0 piuttosto che all\u2019altra, sebbene a volte, o addirittura tutte le volte, noi non siamo in grado di determinare con esattezza a quale delle due. Di chi \u00e8 il confine tra l\u2019Italia e la Francia, allora? Boh? E chi lo decide? E su quali basi? \u00c8 un mistero. Ho qualche sospetto, per\u00f2, riguardo a quale soluzione piacerebbe di pi\u00f9 al presidente francese Macron. O a Giorgia Meloni, se per quello.<\/li>\n<li>C\u2019\u00e8 chi ha concluso che il confine appartenga a entrambe le entit\u00e0. L\u2019Italia e la Francia, quindi, condividerebbero il confine. Sovrapposizione reciproca. Comunione e unione. Pace e amore. Il che pu\u00f2 piacere dal punto di vista giuridico e morale, o persino da quello politico e religioso; ma \u00e8 probabilmente meno convincente sotto quello cromatico, almeno per quel che riguarda il paradosso in discussione nella versione offerta da Su\u00e1rez alla fine del \u2018500. Il confine tra il punto nero e lo sfondo bianco dovrebbe essere infatti sia bianco che nero, violando cos\u00ec il principio logico di non contraddizione.<\/li>\n<li>C\u2019\u00e8 infine chi ha pensato che ci siano in effetti due confini, o due estremi, ossia uno per ciascuna entit\u00e0, i quali, tuttavia, coincidono perfettamente. Ancora una volta, pertanto, comunione e unione, pace e amore, ma in tal caso quale perfetta ed equipollente collocazione spaziale. Contatto senza sovrapposizione. Possibile? Forse in matematica. Su\u00e1rez, benedetto metafisico, ci causerebbe un altro grattacapo. Una linea bianca che coincide con una nera, infatti, dovrebbe produrre qualcosa di grigio. La psicologia \u00e8 concorde. Le illusioni ottiche studiate dai membri della cosiddetta scuola della <em>Gestalt<\/em> nel secolo scorso hanno approfittato a piene mani di queste aree grigie che noi percepiamo per il solo fatto che due oggetti neri in campo bianco siano molto vicini, cos\u00ec come tutti i buontemponi che ripropongono le loro illusioni ottiche su Instagram o altri <em>social media<\/em>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non chiedetemi di risolvere tutte queste stramberie. Se non ci sono riusciti fior di logici e matematici negli ultimi duemila anni, non c\u2019\u00e8 speranza che ci riesca io in venti minuti. Piuttosto, mi limito semplicemente a far notare che, bench\u00e9 queste quattro linee di pensiero si escludano l\u2019un l\u2019altra, non \u00e8 affatto detto che ciascuna di esse possa o debba risolvere da sola tutti i casi possibili o concepibili. Difatti, anche se tutti i casi citati sono classificabili come \u201cconfini\u201d, non tutti i confini devono per forza essere identici sotto tutti o la maggior parte dei punti di vista. (Il perch\u00e9 e il come qualcosa possa essere al contempo una cosa e molte cose \u00e8 un altro classico dilemma della metafisica antica e moderna. Meglio lasciarlo perdere, per il momento.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, tanto per capirci, possiamo distinguere tra:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>confini artificiali (ad es. quello tra l\u2019Italia e la Francia) e confini naturali (ad es. quello tra l\u2019aria del cielo e l\u2019acqua del mare sottostante);<\/li>\n<li>confini ben definiti (ad es. lo spazio logico-matematico compreso all\u2019interno di una circonferenza e quello esterno ad essa) e confini vaghi (ad es. quello tra l\u2019aria e l\u2019acqua, se e quando studiati a un livello di analisi subatomico); nonch\u00e9<\/li>\n<li>confini incorporei (ad es. quelli comunemente postulati in geometria) e confini corporei (ad es. quelli dei solidi opachi studiati dagli psicologi della percezione).<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma le stramberie non finiscono qui. Come detto, d\u2019altra parte, la filosofia non \u00e8 poi cos\u00ec remota rispetto all\u2019umorismo. Sentite: C\u2019\u00e8 persino chi sostiene che i confini non esistano in s\u00e9 e per s\u00e9. La cosa pu\u00f2 sembrare folle, oltre che ridicola. Lo so. Di che diavolo abbiamo parlato sino a questo punto? E che cosa ci facevano i finanzieri a Ventimiglia? Prendevano il sole?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto questa idea appaia stralunata, o probabilmente lo sia, la si pu\u00f2 concepire per davvero, anche se in maniera astratta, se non astrusa. E mi riferisco alla non-esistenza dei confini. Non ai doganieri che si abbronzano. Pensiamo, per analogia, ai buchi. Esistono i buchi? Pescatori, muratori e formaggiai potrebbero rispondere immediatamente di s\u00ec. I buchi sono importanti nei loro ambiti di lavoro. Qualche fisico o esperto di ontologia, per\u00f2, potrebbe suggerire che esistono in effetti solo solidi o <em>cose bucate<\/em>, non buchi. O ancora: Esistono i colori? Pittori, stilisti e razzisti direbbero probabilmente di s\u00ec. Nuovamente, un fisico o un filosofo potrebbero sostenere che esistono in realt\u00e0 solo solidi o <em>cose colorate<\/em>. I confini, di conseguenza, si ridurrebbero ad <em>entit\u00e0<\/em> <em>confinate<\/em>, se non confinanti\u2014come la Francia e l\u2019Italia, appunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi arzigogoli teorici e lessicali nascondono un aspetto concreto di non poco conto.<em> I confini potrebbero essere un\u2019invenzione della mente umana<\/em>, almeno in una qualche misura significativa, piuttosto che una realt\u00e0 oggettiva, ovvero del tutto indipendente da noi.<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\">[6]<\/a> Nel caso di Ventimiglia, il confine italo-francese non sarebbe altro che una delle tante creature del diritto e della politica. Sparissero gli esseri umani, sparirebbero il diritto e la politica, e quindi sparirebbe anche il confine che tanto colpiva la mia immaginazione da bambino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non che questa sia una qualche critica<\/em>. Se parliamo, pensiamo e viviamo le nostre vite in termini di \u201cconfini\u201d, se cio\u00e8 noi umani li abbiamo creati o accresciuti attraverso le nostre culture, i nostri apparati cognitivi, o la nostra immaginazione, allora detti confini avranno probabilmente avuto una qualche funzione da svolgere. Forse ce l\u2019hanno ancora. Diritto e politica, d\u2019altra parte, possono essere strumenti utilissimi, tanto quanto la fisica o la matematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, concedendo anche solo in chiave ipotetica che i confini possano davvero essere delle semplici creazioni umane, piuttosto che delle condizioni oggettive, nude e crude, del reale o, peggio ancora, delle divinit\u00e0 eterne e spietate, allora si pu\u00f2 iniziare a non coglierli pi\u00f9 quali aspetti rigidi del nostro universo, ovvi e immutabili, o perfino sacri e assoluti; ma, piuttosto e come detto, quali <em>strumenti<\/em>. Come le reti dei pescatori, i coltellacci dei formaggiai o i martelli pneumatici dei muratori, i confini sarebbero degli attrezzi che noi <em>usiamo<\/em> per determinati scopi e che, pertanto, ammettono usi <em>positivi<\/em> e usi <em>negativi<\/em>, potenziali o attuali che siano. Ed \u00e8 qui la sola perla di saggezza che mi sento di poter fornire questa sera, se posso ardire a tanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troppo spesso si discute di confini <em>s\u00ec<\/em> e confini <em>no<\/em>, di difendere i confini o abolire i confini, di erigere muri o abbatterli, accogliere o respingere. Piuttosto, io penserei a come distinguere tra confini <em>buoni<\/em> e confini <em>cattivi<\/em>. Cos\u00ec come si pu\u00f2 distinguere tra muri buoni e muri cattivi. I muri possono infatti separare due gruppi di esseri umani, condannandone uno alla miseria perpetua e l\u2019altro alla paura perpetua, ed entrambi all\u2019odio. I muri, per\u00f2, possono servire ugualmente a sorreggere un ampio tetto che, per esempio, protegge sia l\u2019uno che l\u2019altro gruppo. E, data la quantit\u00e0 di pioggia e di neve che ci dobbiamo sorbire qui in Islanda, credetemi: Un buon tetto \u00e8 di fondamentale importanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma che cosa esattamente deve dirsi \u201cbuono\u201d o \u201ccattivo\u201d? Non bisogna andare in Parlamento per sentire le opinioni pi\u00f9 disparate sul tema. Fate un giro sui profili Facebook dei vostri amici, andate al bar all\u2019angolo e porgete orecchio alle conversazioni che vi si tengono, od organizzate una cena con i vostri parenti\u2014soprattutto quelli che sopportate di meno. La faccenda \u00e8 chiara. Qualcuno dovr\u00e0 scegliere tra le tante opzioni e decidere per il bene di tutti. E qui si rischia di nuovo il patatrac. Chi mai pu\u00f2 decidere ci\u00f2 che \u00e8 buono e ci\u00f2 che \u00e8 cattivo: il Papa, il Presidente della Repubblica, il Sindaco, mia suocera, il capo dei Carabinieri, un qualche megadirettore galattico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione \u00e8 spinosa. \u00c8 un\u2019altra magagna che il pensiero occidentale discute senza requie dai tempi di Socrate. Chi ha studiato diritto pu\u00f2 sicuramente richiamare alla mente i dibattiti tra giusnaturalisti e positivisti. Continuano ancora oggi. Gli antropologi possono pensare al tema del relativismo culturale. Sempre vivo. Gli economisti a quelli dell\u2019ordinalismo e dell\u2019ofelimit\u00e0. Sempre intuibili. Nuovamente, non posso offrire una soluzione semplice e definitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, dati i miei studi in un campo della filosofia che porta un altro nome fantasmagorico, l\u2019assiologia\u2014ovverosia la teoria dei valori\u2014mi permetto di condividere un modestissimo esercizio mentale che, a mio avviso, pu\u00f2 essere d\u2019aiuto quando si vuole distinguere il bene dal male. Di fronte a uno strumento umano, tangibile o intangibile, e ai suoi possibili utilizzi, individuali o collettivi, chiedetevi: <em>quale uso massimizzer\u00e0 il benessere fisico, quello psichico e la capacit\u00e0 di pensiero di tutte le persone coinvolte, presenti e future<\/em>? Di fronte a un muro, una barriera, un confine, chiedetevi: come lo si pu\u00f2 utilizzare in maniera tale che la salute, la serenit\u00e0 e il livello d\u2019istruzione delle persone da entrambe le sue parti ne traggano il massimo beneficio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo forse di fronte a un\u2019altra curiosa finzione filosofica? O a un\u2019astratta utopia? No, non credo. \u00c8 l\u2019approccio indicato nel XXI secolo dall\u2019UNESCO nella sua <em>Enciclopedia dei sistemi di supporto vitale<\/em>,<a href=\"#_edn7\" name=\"_ednref7\">[7]<\/a> nonch\u00e9 dalle convenzioni dell\u2019ONU del XX secolo sui diritti civili, politici, sociali, economici e culturali.<a href=\"#_edn8\" name=\"_ednref8\">[8]<\/a> Non abbiamo tempo per discuterne in dettaglio, ma vale <em>sempre<\/em> la pena ricordare come i rappresentanti dei popoli della Terra abbiano <em>gi\u00e0<\/em> firmato <em>e ratificato<\/em> accordi internazionali che contengono indicazioni copiose, sofisticate e articolate su ci\u00f2 che si pu\u00f2 dire \u201cbuono\u201d o \u201ccattivo\u201d, nonostante il fiorire di molteplici relativismi in tante altre aree della vita umana. Non so se questo appunto finale conti come un\u2019altra perla di saggezza, ma mi pareva quanto meno saggio concludere con un concetto carico di speranza. Grazie mille.<a href=\"#_edn9\" name=\"_ednref9\">[9]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a> Il titolo cita Ludwig Wittgenstein, <em>Trattato logico-filosofico <\/em>(proposizione 5.6; vd. <a href=\"https:\/\/www.wittgensteinproject.org\/w\/index.php\/Logisch-philosophische_Abhandlung#5\">ivi<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a> Vd. <em>The Notebooks<\/em>; selected Eng. trans. by E. MacCurdy, London: Reynal &amp; Hitchock, 1938: 75\u201376.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a> Vd. <em>Disputationes metaphysicae<\/em>; in <em>Francisci Suarez Opera Omnia<\/em>, voll. 25\u201326, Paris: Viv\u00e8s, 1861, 40, V, \u00a758.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a> 156c\u2013e.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a> <em>Fisica<\/em>, VI, 234a5\u20136.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">[6]<\/a> Euclide, nel libro primo degli <em>Elementi<\/em>, definiva \u201ctermine\u201d come \u201cci\u00f2 che \u00e8 estremo di qualcosa\u201d, e \u201cfigura\u201d come \u201cci\u00f2 che \u00e8 compreso da uno o pi\u00f9 termini\u201d (definizioni 13 e 14; vd. <a href=\"https:\/\/www.scienzaatscuola.it\/euclide\/libro1.html\">ivi<\/a>).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref7\" name=\"_edn7\">[7]<\/a> Vd. \u201cPhilosophy and World Problems\u201d in <a href=\"http:\/\/www.eolss.net\">EOLSS<\/a> (dal 2002).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref8\" name=\"_edn8\">[8]<\/a> Vd., ad es., Baruchello &amp; Johnstone,\u00a0 \u201cRights and Value\u201d, <em>Studies in Social Justice<\/em> 5:1 (2011), <a href=\"https:\/\/journals.library.brocku.ca\/index.php\/SSJ\/article\/view\/994\">ivi<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ednref9\" name=\"_edn9\">[9]<\/a> La fonte principale per questo mio intervento \u00e8 la seguente: Varzi, Achille, \u201cBoundary\u201d,\u00a0<em>The Stanford Encyclopedia of Philosophy\u00a0<\/em>(Fall 2023 Edition), Edward N. Zalta &amp; Uri Nodelman\u00a0(eds.), <a href=\"https:\/\/plato.stanford.edu\/archives\/fall2023\/entries\/boundary\/\">ivi<\/a>. Il prof. Varzi, da anni docente negli Stati Uniti, visit\u00f2 la mia <em>alma mater <\/em>genuate ai tempi dei miei primi studi di filosofia, ove svolse una relazione sull\u2019ontologia dei buchi organizzata dal compianto professore di psicologia cognitiva e informatica, Giuseppe Spinelli. \u00c8 quindi una grande-piccola gioia poter rievocare quei tempi e quegli spunti, nonch\u00e9 i nomi di entrambi gli accademici test\u00e9 citati, a cos\u00ec tanti anni di distanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">The present paper addresses some intriguing conceptual and historical implications of the notion of border arising from ontology, mereology, topology, and logic. On such seemingly abstract bases, it proceeds to presenting some philosophical reflections on the ethical and political dimensions of the same notion, fostering the idea that extant national and international institutions, and human rights law in particular, ought to be utilised to their full extent in order to deal with global migration-related challenges.<\/p>\n","protected":false},"author":254,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[2464],"tags":[2465,2466,2469,2471,282,2473,1513,2467,742,2470,2474,2468,2472,2475],"coauthors":[990],"class_list":["post-27979","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-conference-paper-multiple-non-blind-peer-review","tag-border-studies","tag-borders","tag-borges","tag-fantozzi","tag-human-rights","tag-leonardo-da-vinci","tag-logic","tag-mereology","tag-ontology","tag-paradoxes","tag-suarez","tag-topology","tag-varzi","tag-zeno"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27979","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/254"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27979"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27979\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28804,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27979\/revisions\/28804"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27979"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27979"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27979"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=27979"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}