{"id":10618,"date":"2021-12-06T16:16:46","date_gmt":"2021-12-06T16:16:46","guid":{"rendered":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/?p=10618"},"modified":"2021-12-13T10:03:20","modified_gmt":"2021-12-13T10:03:20","slug":"colonizzazione-decolonizzazione-incompleta-e-la-creazione-dei-popoli-indigeni-i-fondamenti-dei-loro-diritti-speciali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/volume-16-no-4a-2021\/article-double-blind-peer-review-volume-16-no-4-2021\/colonizzazione-decolonizzazione-incompleta-e-la-creazione-dei-popoli-indigeni-i-fondamenti-dei-loro-diritti-speciali\/","title":{"rendered":"Colonizzazione, decolonizzazione incompleta e la creazione dei popoli indigeni.  I fondamenti dei loro diritti \u2018speciali\u2019"},"content":{"rendered":"\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10618?pdf=10618\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> <\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Introduzione <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo breve saggio presenta una riflessione sulla storia del diritto internazionale, iniziando con Francisco de Vitoria e arrivando allo status giuridico dei popoli indigeni d\u2019oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un esercizio autoindulgente \u2013 puramente \u2018accademico\u2019, nel senso peggiorativo del termine. Piuttosto, decostruendo le narrative legali dell\u2019occupazione delle regioni polari, metter\u00f2 in luce le contraddizioni al centro dei progetti coloniali e sfider\u00f2 gli avvocati internazionali \u2013 in particolari quelli \u2018positivisti\u2019 \u2013 ad interrogarsi sulle loro ipotesi riguardanti l\u2019occupazione e la sovranit\u00e0 statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La metodologia utilizzata \u00e8 principalmente un&#8217;analisi della dottrina in vigore dal XV secolo ai giorni nostri, pi\u00f9 una valutazione e un confronto di prassi statali e <em>opinio iuris<\/em> rilevanti, quali le sentenze di tribunali internazionali. In questo modo si mettono in luce le lacune tra la teoria e la pratica dell&#8217;occupazione delle regioni polari e si mette altres\u00ec in dubbio la legittimit\u00e0 delle rivendicazioni degli Stati. Infine, si dimostra che l&#8217;occupazione Indigena nell&#8217;Artico \u00e8 molto pi\u00f9 antica e giuridicamente pi\u00f9 forte di quella di qualsiasi stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Colonizzazione in teoria e prima pratica <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La colonizzazione in entrambi i Poli fu guidata, principalmente, dalla promessa di ingenti ricchezze. Inizialmente, le risorse viventi di balene, foche e pellicce; poi i minerali e, infine, gli idrocarburi.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> \u00a0Ma gli \u2018eroi\u2019 dell\u2019epoca dell\u2019esplorazione \u2013 e gli stati che li sostenevano \u2013 avevano ancora bisogno di una qualche narrativa per giustificare le loro vaste rivendicazioni territoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stati europei \u2013 gli unici che avevano il potere di scrivere capitoli di questa storia \u2013 avevano convenuto che la semplice <em>conoscenza <\/em>di un particolare tratto di terra non bastava per dichiararne la sovranit\u00e0; ci doveva essere anche un certo livello di occupazione effettiva.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Anche le Bolle Papali servivano solo a riconoscere e ratificare la situazione <em>de facto. <\/em>Si potevano piantare bandiere o croci per indicare un arrivo, e forse anche un\u2019intenzione di ritornare, rivendicare, occupare e controllare \u2013 ma ci\u00f2 non bastava per conferire un <em>titolo.<\/em><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arrivo di Cristoforo Colombo a Guanahani dei Caraibi, tuttavia, aument\u00f2 notevolmente la posta in gioco. Gli europei capirono subito due cose: c\u2019era un intero continente \u2013 anzi due continenti \u2013 che non era ancora sotto il controllo di nessuno stato europeo; e c\u2019erano centinaia di civilt\u00e0 che prosperavano in quel territorio e che non erano favorevoli all\u2019arrivo degli europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ultimi avevano bisogno di un capitolo nuovo della loro storia \u2013 se non addirittura di una storia completamente nuova. Antony Anghie sostiene che il diritto internazionale non mancasse degli strumenti giuridici per la risoluzione dei problemi sorti dalla colonizzazione delle Americhe, piuttosto quest\u2019ultimo <em>fu<\/em> <em>creato precisamente allo scopo di produrre <\/em>una giustificazione per il progetto coloniale. Prima della scoperta del <em>Nuovo Mondo<\/em> non esisteva un diritto internazionale cos\u00ec come lo intendiamo oggi, perch\u00e9 non ce n\u2019era bisogno.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo giurista a fornire una giustificazione giuridica per la colonizzazione della cosiddetta \u201cIsola della Tartaruga\u201d \u2013 ossia le Americhe \u2013 fu Francisco de Vitoria. De Vitoria riconobbe subito l\u2019\u201cumanit\u00e0\u201d intrinseca delle popolazioni originarie di quei luoghi, ma solo fino a un certo punto. De Vitoria ha certamente insistito sul fatto che essi non potevano essere maltrattati senza motivo, ma ha altres\u00ec contribuito a creare un motivo per il loro maltrattamento, attraverso la teoria della \u201cguerra giusta\u201d.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> \u00a0Se i nativi si opponevano agli europei che viaggiavano attraverso le loro terre, si opponevano a commerciare con loro, si opponevano a condividerne le risorse, o si opponevano agli sforzi dei nuovi arrivati di convertirli al cristianesimo, allora esistevano le basi legali per una guerra giusta. Questa, a sua volta, giustificava non solo l\u2019uccisione di guerrieri, ma anche la schiavit\u00f9 di tutti i membri delle societ\u00e0 \u201cnemiche\u201d \u2013 fossero esse \u201ccolpevoli o prive di colpa\u201d. A tutti gli effetti, quando de Vitoria scriveva le sue tesi, la guerra \u2013 o le guerre \u2013 c\u2019erano gi\u00e0 e la teoria fu creata in modo retroattivo per dare loro un\u2019aura di legalit\u00e0. Fu quindi trovata la \u201ccausa\u201d per i maltrattamenti degli indigeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la riforma, gli stati protestanti avevano bisogno di una nuova dottrina. Grozio, Locke e Vattel furono reclutati per scrivere i capitoli successivi della storia che stiamo ricapitolando. Secondo loro, l\u2019occupazione \u2013 e quindi il vero titolo dello stato e della <em>sovranit\u00e0 <\/em>statale \u2013 richiedeva la trasformazione della terra \u2013 in breve, un\u2019agricoltura stabile e strutture permanenti. <a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Convenientemente, ma non a caso, molte comunit\u00e0 native adottavano uno stile di vita nomade, prendendo solo ci\u00f2 di cui avevano bisogno dalla terra, e, considerandosi parte di quest\u2019ultima, non tentavano di esercitare alcun <em>dominio. <\/em>Le loro terre, insomma, aspettavano solo che una nazione adeguatamente civilizzata le acquisisse per un uso redditizio. Il loro uso della terra era <em>inefficiente <\/em>e quindi un\u2019altra nazione \u2013 pi\u00f9 avanzata \u2013 aveva il diritto di espropriarla e rivendicarne la sovranit\u00e0 territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vattel dice:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Coloro che continuano a perseguire questo ozioso modo di vita, usurpano territori pi\u00f9 estesi di quelli che, con una ragionevole quota di lavoro, avrebbero avuto occasione e, quindi, non hanno motivo di lamentarsi, se altre nazioni, pi\u00f9 industriose e troppo ristrette, vengono a prendere possesso di una parte di quelle terre<\/em>.<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019era un avvertimento: come Locke sosteneva che l\u2019individuo non deve possedere pi\u00f9 terra di quella che potrebbe coltivare personalmente, parimenti nessuna nazione dovrebbe rivendicare pi\u00fa terra di quel che ha effettivamente stabilito e non pi\u00f9 di quanta sia effettivamente necessaria per soddisfare i bisogni del suo popolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ogni nazione \u00e8 dunque obbligata dal diritto naturale a coltivare il suolo che ricade sotto il suo dominio; e non \u00e8 legittimata ad allargare i suoi confini o di ricorrere all\u2019assistenza di altre nazioni, se non solo nella proporzione in cui la terra in suo possesso \u00e8 incapace di fornirle il necessario.<\/em><a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Colonizzazione senza occupazione effettiva <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando a parlare delle regioni polari, appare subito evidente che la colonizzazione europea di queste aree mostra ben poca occupazione effettiva. Non era \u2013 e non lo \u00e9 ancora oggi \u2013 possibile occupare, cambiare o controllare le vaste distese dei Poli. Inoltre, affermazioni in tal senso non potrebbero in alcun modo essere giustificate come necessarie per provvedere ai bisogni essenziali dei popoli europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, i colonizzatori dimostrarono la loro occupazione attraverso la toponomastica, la cartografia, la costruzione di strutture di base per il riparo dei naviganti e degli esploratori, l\u2019impossessarsi di risorse e l\u2019esercizio della giurisdizione sui loro cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente, in verit\u00e0, che gli Indigeni non facessero da secoli in quelle stesse regioni del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Canada, I \u2018interesse da parte degli stati europei nei riguardi delle isole artiche inizi\u00f2 alla fine del XIX secolo, in risposta alle preoccupazioni sorte per via delle attivit\u00e0 americane e alla caccia da parte degli Inuit della Groenlandia.<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> I britannici iniziarono a rilevare le isole sulle carte nautiche e ad attribuirne i relativi nomi. Tuttavia, persisteva ancora l\u2019idea che l\u2019occupazione legale richiedesse una presenza fisica, e questa idea perdur\u00f2 anche nel XX secolo. Di conseguenza, furono istituiti quattro postazioni della Royal Canadian Mountain Police: due sull\u2019isola di Baffin, una sull\u2019isola di Ellesmere e uno su quella di Devon.<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> I canadesi trasferirono molti Inuit in insediamenti sparsi nel Nord pi\u00f9 remoto, a volte con conseguenze disastrose per le persone coinvolte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Groenlandia svariate famiglie di Inuit furono trasferite a pi\u00f9 di ottocento chilometri, da Tasiilaq a Ittoqqortoormiit, quale risposta alla crescente attivit\u00e0 marittima norvegese sulla costa orientale. In Russia i Nenets furono trasferiti in massa a Novaya Zemlya, a Chuckchi e all\u2019Isola di Wrangel per ottenere la piena sovranit\u00e0 su quei territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, al Polo Sud i britannici fecero la prima rivendicazione formale nel 1908, seguiti da Nuova Zelanda, Francia, Australia, Norvegia, Cile e Argentina \u2013 sebbene questi ultimi due paesi basassero le loro pretese sulle Bolle Papali e i trattati europei del XV secolo \u2013 quasi quattro secoli prima della scoperta del continente.<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> Anche i Nazisti ci provarono, con spedizioni onde sorvolare, mappare, fotografare, denominare e lanciare bandiere dagli aerei.<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le rivendicazioni territoriali dei sette stati in Antartide non si basarono affatto su alcuna occupazione fisica reale o sulla trasformazione della terra. Ci\u00f2 sarebbe stato impossibile, date le dimensioni e il clima del continente. Ancora oggi, ci sono poco pi\u00f9 di cento stazioni di ricerca \u2013 di cui circa ottanta attive \u2013 distribuite su quattordici milioni di chilometri quadrati.<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> Ci sono quattromila abitanti durante l\u2019estate \u2013 meno d\u2019una piccola universit\u00e0 \u2013 e circa millecento in inverno.<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> Ci sono meno di cinquantamila turisti l\u2019anno, la maggior parte dei quali trascorre solo alcune ore in un\u2019unica penisola.<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel XX secolo si continu\u00f2 a ritenere che l\u2019occupazione vera e propria richiedesse qualcosa di pi\u00f9 del semplice sventolare una qualsiasi bandiera, ma al contempo andavano crescendo le pressioni dei vari pretendenti in Antartide, cos\u00ec come del Canada e della Russia nell\u2019Artide, il che spinse verso una maggiore flessibilit\u00e0 giuridica nelle regioni polari.<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a> Furono effettuati degli scambi impliciti: il riconoscimento della sovranit\u00e0 canadese nell\u2019Artico e l\u2019acquiescenza alla vasta rivendicazione territoriale in quel settore da parte della Russia, in cambio del sostegno alla sovranit\u00e0 antartica degli altri paesi.<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una teoria rivista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stati avevano bisogno di un nuovo capitolo nella storia dell\u2019occupazione. Avviarono quindi dei processi a cui poterono partecipare solo gli <em>stati stessi <\/em>davanti a giudici quasi esclusivamente europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sentenze nelle cause relative all\u2019Isola di Palmas, l\u2019Isola di Clipperton e della Groenlandia Orientale sono ben conosciute fra gli esperti di diritto internazionale. Esse hanno evidenziato un passaggio da una teoria oggettiva dell\u2019occupazione a una relativa. Non c\u2019era pi\u00f9 bisogno di occupare un territorio in alcun senso fisico; bastava solo che le rivendicazioni dello stato prescelto fossero <em>migliori <\/em>di quelle di qualsiasi stato rivale.<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Isola Clipperton era disabitata, mentre i popoli Inuit della Groenlandia e il popolo indigeno dell\u2019isola di Palmas non erano considerati in grado di avere la sovranit\u00e0 sulle terre che avevano occupato per secoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019occupazione effettiva da parte dei popoli indigeni e la sua esclusione dalla storia giuridica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un breve saggio non \u00e8 possibile approfondire in dettaglio le prove incontrovertibili dell\u2019occupazione da parte dei popoli indigeni dell\u2019Artico e oltre. Indubbiamente, essi diedero nomi ai luoghi in cui vivevano, produssero mappe e lasciarono molteplici segni della loro presenza. Inoltre disponevano di sistemi giuridici efficienti per governare il comportamento dei membri delle loro societ\u00e0, utilizzavano in maniera accorta le risorse a loro disposizione, curando i pi\u00f9 vulnerabili e occupandosi di riparazioni e dello <em>ius in bello<\/em>. Queste non erano semplici raccolte di norme primarie, come affermato in maniera superficiale da HLA Hart sulla \u201clegge primitiva\u201d.<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a> Al contrario, i loro sistemi giuridici avevano e continuano ad avere norme secondarie di riconoscimento, mutamento e di giudizio.<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, anche nella Dichiarazione dei Diritti dei popoli indigeni i sistemi giuridici indigeni sono ridotti a \u201csistemi o istituzioni politiche, economiche e sociali\u201d, \u201ccostumi, tradizioni e sistemi di propriet\u00e0 fondiaria\u201d o \u201ccostumi, spiritualit\u00e0, tradizioni, procedure e pratiche distintive\u201d che, in qualsiasi stato, sarebbero chiamati semplicemente \u201clegge\u201d.<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a> Secondo l\u2019articolo trentaquattro, i sistemi giuridici sono riconosciuti \u201cnei casi in cui esistono\u201d \u2013 come se questa fosse un\u2019eccezione \u2013 ma solo \u201cin conformit\u00e0 con gli standard internazionali sui diritti umani\u201d che sono stati scritti da stati che, sovente, neppure li rispettano!<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prove dell\u2019occupazione indigena sono state escluse sia dal punto di vista procedurale che da quello teorico. Prima di tutto ai popoli indigeni \u00e8 stato negato l\u2019accesso ai tribunali che erano incaricati di pronunciarsi sulle sentenze delle loro terre. Poich\u00e9 solo gli stati potevano partecipare in questi processi, non \u00e8 stato possibile presentare le prove dell\u2019occupazione da parte delle popolazioni native di Palmas o della Groenlandia. Questa esclusione non \u00e8 un artefatto storico arcaico \u2013 essa \u00e8 stata ripetuta in una <em>Disputa Territoriale <\/em>(Libia contro Chad) del 1994, cos\u00ec come nel caso delle isole di Chagos nel 2019. <a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il punto di vista coloniale, agli Indigeni mancava (anche quando nella pratica non accadeva) l\u2019<em>animus occupandi. <\/em>In altre parole, non credevano di esercitare il <em>dominio <\/em>sulle loro terre. Per chiunque abbia anche solo visitato le regioni polari, per non parlare del tentativo di sopravviverci, la mancanza della finzione di poter <em>dominare <\/em>enormi territori polari \u00e8 sicuramente un segno di salute mentale. Infatti, come si pu\u00f2 esercitare il controllo su centinaia di chilometri quadrati di ghiaccio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Decolonizzazione e suoi limiti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Nazioni Unite sono fondate \u201csul rispetto e sul principio dell\u2019eguaglianza dei diritti e dell\u2019autodecisione dei popoli.\u201d<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a> Tuttavia \u201cla sovrana uguaglianza di tutti i suoi Membri\u201d \u2013 cio\u00e8, degli <em>stati &#8211; <\/em>\u00e8 preminente.<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risoluzione numero 1541 dell\u2019Assemblea Generale ha definito nel dettaglio i popoli indigeni in maniera tale da porli fuori dalla portata del diritto all\u2019autodeterminazione attraverso la premessa del colonialismo d\u2019\u201cacqua salata\u201d.<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a> \u00a0I territori non autonomi dovevano includere, a prima vista, quei territori che erano \u201cseparati geograficamente e distinti etnicamente oppure culturalmente\u201d dai Paesi che gli amministrano.<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a> Il riconoscimento dei paesi coloniali \u2013 dunque dei popoli coloniali \u2013 fa perno sull\u2019esistenza di mari aperti tra i poteri coloniali e i paesi colonizzati \u2013 da qui il termine di coloni d\u2019\u201cacqua-salata\u201d. Il termine \u201cpopoli indigeni\u201d indica invece quei popoli colonizzati e circondati dai confini degli stati esistenti e sotto la presunta sovranit\u00e0 statale a cui \u00e8 stato negato il diritto all&#8217;autodeterminazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;indipendenza delle popolazioni originarie delle colonie rimane sottomessa al principio d\u2019integrit\u00e0 territoriale \u2013 che in questo caso significa assoluta deferenza verso i confini tracciati dalle stesse potenze coloniali, indipendentemente dai confini naturali o etnici sul terreno.<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nazioni indigene native dell&#8217;Europa artica (inclusa la Russia) furono cos\u00ec escluse per definizione, in quanto erano governate da stati coloniali in territori contigui. Il Canada aveva iniziato come colonia di \u201cacqua salata\u201d, ma al momento dell\u2019indipendenza dal Regno Unito e dalla Francia, i popoli nativi risultarono notevolmente meno numerosi rispetto ai colonizzatori e ai loro discendenti. Quando l\u2019Alaska entr\u00f2 a far parte degli Stati Uniti d\u2019America nel 1959 gli indigeni erano meno del 20% della popolazione totale. Ne consegue che gli indigeni facevano parte di uno stato coloniale contiguo e pertanto fu loro negato il riconoscimento come popoli coloniali aventi diritto all&#8217;autodeterminazione. La Groenlandia invece era stata inizialmente registrata come colonia dalla Danimarca, ma successivamente ed apparentemente decolonizzata attraverso l&#8217;integrazione con la Danimarca nel 1953.<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio <em>uti possidetis <\/em>\u00e8 stato ripetutamente riconfermato dalla Corte Internazionale di Giustizia e dal Tribunale internazionale per il diritto del mare, anche nei casi delle Isole di Chagos.<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a> Nonostante la spesso citata opinione contraria del giudice Dullard nel caso del Sahara Occidentale, il territorio continua a determinare il destino di un popolo in un modo molto profondo.<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a> Il Popolo e lo stato sono uniti come una cosa sola e i popoli Indigeni vengono lasciati indietro in una nuova forma di colonizzazione.<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rigoroso rispetto dei confini dell\u2019era coloniale lascia centinaia di nazioni come popoli colonizzati, ma poi non riconosciuti come popoli coloniali con il diritto alla decolonizzazione: questi sono i nostri popoli indigeni di oggi. Sebbene soddisfino i quattro criteri essenziali per la statualit\u00e0, essi sono relegati al ruolo di giocatori di secondo livello nel diritto e nelle relazioni internazionali. Per definizione, i popoli indigeni preesistono allo stato moderno e non avrebbero potuto essere <em>creati <\/em>dagli stati.<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a> Tuttavia il colonialismo li escluse \u201cper definizione\u201d dal diritto internazionale e li ha dovuti poi ricreare come una categoria giuridica apposita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I diritti degli indigeni come premio di consolazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I diritti degli indigeni \u2013 presumibilmente concessi dagli stati \u2013 sono una copertura per l\u2019occupazione in corso dei territori indigeni e la negazione del loro diritto alla decolonizzazione sulla base della parit\u00e0 con gli altri popoli. I loro diritti non sono \u201cdiritti speciali\u201d o \u201cstraordinari\u201d di cui godono solo i popoli indigeni, e non sono un&#8217;azione affermativa per compensare secoli di discriminazione. Piuttosto sono <em>diritti ridotti e limitati <\/em>all\u2019autodeterminazione rispetto alle altre nazioni del mondo. Come dice Patrick Macklem: \u201c\u00c9 un processo continuo di esclusione e inclusione nella misura in cui continua a ricondurre i popoli indigeni sotto il potere sovrano di stati non di loro creazione\u201d.<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a> Il quadro dei diritti degli indigeni tenta di proteggere questi popoli da alcuni dei peggiori abusi storicamente commessi contro di loro, senza per\u00f2 contestare il modello di sovranit\u00e0 statale (esclusivo) che nega loro la personalit\u00e0 giuridica originale e li rende vulnerabili in primo luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I diritti dei popoli indigeni sono un &#8220;premio di consolazione&#8221; per essere stati lasciati indietro dal processo di decolonizzazione. Non sono <em>diritti umani \u2018plus\u2019<\/em> ma <em>autodeterminazione \u2018minus\u2019<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019occupazione effettiva nel XXI secolo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di terminare, vorrei ritornare al discorso dell\u2019occupazione effettiva nelle regioni polari. La sovranit\u00e0 \u00e8 un argomento delicato in Antartide, ma vediamo come il discorso pu\u00f2 essere sviluppato nei termini di chi pu\u00f2 esercitare il controllo e, infine, in quali termini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un ulteriore allontanamento dal principio dell\u2019occupazione effettiva, i colonizzatori in entrambi i poli \u2013 ma soprattutto in Antartide \u2013 insistono sulla loro preminenza sulla base della promessa di <em>non <\/em>occupare e di <em>non <\/em>trasformare la terra, con il risultato di escludere del tutto la presenza e l\u2019impronta ecologica antropogenica.<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a> Solo le potenze coloniali possono essere considerate affidabili per proteggere le grandi \u201cterre selvagge\u201d ai poli della Terra \u2013 soprattutto di fronte alle minacce percepite da nuovi attori globali come la Cina.<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la sovranit\u00e0 per <em>non <\/em>occupazione \u00e8 ben conosciuta al Nord. Nel 1969 il primo ministro Pierre Trudeau giustificava la vasta rivendicazione del Canada sull\u2019arcipelago artico e sul passaggio a Nord-Ovest parlando a lungo dell\u2019importanza della protezione ambientale.<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a> \u00c8 vero che la nuova area di conservazione marina nazionale di Tallurutiup Imanga fu creata in stretta collaborazione con gli Inuit dell&#8217;area e gestita congiuntamente. Tuttavia, essa \u00e8 stata intesa dalle autorit\u00e0 canadesi quale strumento per &#8220;servire come una chiara dimostrazione della sovranit\u00e0 canadese sul passaggio a Nord-Ovest&#8221;.<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo mio breve intervento mirava ad illustrare in maniera concisa le giustificazioni giuridiche dell&#8217;occupazione, iniziata e resa necessaria dalla colonizzazione dell\u2019Isola della Tartaruga. Per negare l&#8217;esistenza delle numerose civilt\u00e0 nelle Americhe, gli europei crearono una dottrina di occupazione effettiva che richiedeva la trasformazione fisica e un uso \u201cefficiente\u201d della terra. In ogni caso, una tale occupazione nelle regioni polari era impossibile per i popoli Europei. Pertanto, le potenze europee hanno dovuto creare nuove teorie, rivolgendosi alla produzione dottrinale dei tribunali che legittimavano cos\u00ec il loro dominio. i popoli indigeni sono stati cancellati dalla storia e hanno dovuto essere &#8220;reinventati&#8221; nella seconda parte del XX secolo. Lasciati indietro dai processi di decolonizzazione delle Nazioni Unite, ai popoli indigeni sono stati riconosciuti diritti ridotti e limitati. Tuttavia, questi diritti sono molto lontani dalla piena autodeterminazione di cui godono altri popoli colonizzati che hanno avuto il diritto di sfuggire alla colonizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, l\u2019occupazione da parte degli stati delle regioni polari fall\u00ec nei termini stabiliti da quegli stessi stati. In tutta risposta, questi ultimi hanno cambiato i termini giuridici, continuando a escludere l&#8217;occupazione indigena, sia nella teoria sia nella pratica. In un completo capovolgimento delle prime giustificazioni per la colonizzazione, gli stati ora mostrano il dominio nelle regioni polari attraverso misure ambientali che impediscono o riducono al minimo l&#8217;occupazione. Nell&#8217;ultima manifestazione di questo processo di riscrittura dei termini giuridici non \u00e8 richiesta <em>alcuna <\/em>presenza fisica, ma basta una promessa di escludere qualsiasi presenza fisica in assoluto. Cos\u00ec, la storia dell&#8217;occupazione ritorna al punto di partenza, ma a testa in gi\u00f9. Allo stesso tempo, i popoli indigeni dell&#8217;Artico, i cui rapporti con quella terra sono pi\u00f9 lunghi e pi\u00f9 forti degli stati che pretendono di governarli, sono stati cancellati dalla storia. I loro diritti non sono protezioni speciali, ma una foglia di fico per negare la loro autodeterminazione sulla stessa base degli altri popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Rachael Lorna Johnstone e Scott Joblin, \u201cNon-Living Resources at the Poles,\u201d in <em>Research Handbook on Polar Law<\/em>, Karen Scott og David VanderZwaag, ed. (Cheltenham: Edward Elgar, 2020), 249.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Friedrich August Freiherr von der Heydte, \u201cDiscovery, Symbolic Annexation and Virtual Effectiveness,\u201d in \u00a0International Law,\u201d <em>American Journal of International Law <\/em>29(3) (1935): 448, 450-51.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Ibid, 453-55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Antony Anghie, <em>Imperialism, Sovereignty and the Making of International Law<\/em> (Cambridge: Cambridge University Press, 2004), 15 e 29.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ibid, 24<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Hugo Grotio, <em>Mare Liberum <\/em>(1609), trans. Richard Hakluyt (Indianapolis: Liberty Fund, 2004), 13-15, 24 e 27; John Locke, <em>Two Treatises of Government<\/em> (1689, 1764), Thomas Hollis, ed. (London: A Miller <em>et al.<\/em>, 1764), disponibile presso Liberty Fund E-Books, <a href=\"https:\/\/oll.libertyfund.org\/page\/john-locke-two-treatises-1689C\">https:\/\/oll.libertyfund.org\/page\/john-locke-two-treatises-1689<\/a>, Chapter V, \u201cOn Property,\u201d paragrafi 32 and 40; Emer de Vattel, <em>The Law of Nations, Or, Principles of the Law of Nature, Applied to the Conduct and Affairs of Nations and Sovereigns<\/em>, 6\u00b0 ed. (Philadelphia: Johnson, Law Booksellers, 1844), 34-36, Libro 1, Capitolo VII, sezioni 78-82.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> <em>de Vattel, The Law of Nations, <\/em>100, Libro 1, Capitola XVIII, sezione 209.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Ibid, sezione 208<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Documents on Canadian External Relations: The Arctic 1874-1949, Janice Cavell and Joel Kropf, ed. (Ottawa: Global Affairs Canada, 2016), xvi-xvii.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Ibid xxvi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Alejandra Mancilla, \u201cThe Moral Limits of Territorial Claims in Antarctica,\u201d <em>Ethics and International Affairs <\/em>32(3) (2018): 339, 347.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Shirley Scott, \u201cAntarctic: Competing Claims and Boundary Disputes,\u201d in <em>Research Handbook on Polar Law<\/em>, 152-153. (La Germania rinunci\u00f2 alle pretese del dopoguerra. Nonostante alcune esplorazioni, il Giappone non present\u00f2 mai una rivendicazione formale rinunciando a qualsiasi potenziale rivendicazione negli accordi del dopoguerra.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Alejandra Mancilla, \u201cFour Principles to Justify Claims to Jurisdiction and to Natural Resources in Antarctica,\u201d 11th <em>Yearbook of Polar Law<\/em> (2019) 170-191; Alan D Hemmings, \u201cAntarctic Politics in a Transforming Global Geopolitics,\u201d in <em>Handbook on the Politics of Antarctica, <\/em>Klaus Dodds, Alan D Hemmings e Peder Roberts, eds. (Cheltenham: Edward Elgar, 2017), 507-522.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Antje Neumann, <em>Wilderness Protection in Polar Regions <\/em>(Leiden: Brill, 2020), 77.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Ibid, 81.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Shirley Scott \u201cThree Waves of Antarctic Imperialism,\u201d in <em>Handbook on the Politics of Antarctica, <\/em>41;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Canada Arctic Documents, xxvii-xxviii.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Canada Arctic Documents, xxviii-xxx.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Sentenza abritrale del 4 aprile 1928 nel caso dell\u2019<em>Isola di Palmas (Stati Uniti c. Paese Bassi), <\/em>Corte permanente di arbitrato, arbitro Huber, 2 RIAA 829; Sentenza arbitrale del 28 gennaio 1931 nel caso dell\u2019<em>Isola de Clipperton (Messico c. Francia), <\/em>arbitro Vittorio Emanuele III, UNRIAA, Vol. II, 1105; Sentenza della Corte permanente di giustizia internazionale del 5 aprile 1933 nel caso dello <em>Status della Groenlandia Orientale (Danimarca v. Norvegia) <\/em>1933, P.C.I.J. (ser. A\/B) no. 53.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> HLA Hart, <em>The Concept of Law<\/em>, II ed. (Oxford: Clarendon, 1997), 91-92.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Ad semipro; Commission on Human Rights, Sub-Commission on Prevention of Discrimination and Protection of Minorities, Study on Treaties, Agreements and Other Constructive Arrangements Between States and Indigenous Populations, First Progress Report, by Alfonso Mart\u00ednez, Special Rapporteur, 1992, UN doc. E\/CN.4\/Sub.2\/1992\/32, para 147; <em>Resurgence and Reconciliation: Indigenous-Settler Relations and Earth Teachings, <\/em>Michael Asch, John Borrows and James Tully, eds. (Toronto: University\u00a0 of Toronto Press, 2018); Christina Allard and Susan Funderud Skogvant, <em>Indigenous Rights in Scandinavia: Autonomous Sami Law <\/em>(Abingdon: Routledge, 2016); Mariano Aupilaarjuk, <em>et al., Interviewing Inuit Elders: Perspectives on Traditional Law <\/em>(Iqaluit: Nunavut Arctic College, 1999).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni, Risoluzione dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite 61\/295, 13 settembre 2007, e.g., articoli 20, 27 e 34.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> Ibid, articolo 34.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> Sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 3 febbraio 1994 nel caso relativo alla<em> Controversia territoriale (Libia v Ciad)<\/em> 1994 ICJ Rep 6; Parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 25 febbraio 1999 nel caso relativo alle <em>Conseguenze legali della separazione dell&#8217;arcipelago Chagos da Mauritius nel 1965<\/em>, 2019 ICJ Rep 95. Si veda anche Rachael Lorna Johnstone, \u201cFrom the Indian Ocean to the Arctic: What the Chagos Archipelago Advisory Opinion tells us about Greenland,\u201d 12th <em>Yearbook of Polar Law<\/em> 12 (2020): 308.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> Carta delle Nazioni Unite, 24 ottobre 1945, <em>United Nations Treaty Series <\/em>1 (1945): XVI, articolo 1(2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> Ibid, articolo 2(1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> Trasmissione di informazioni ai sensi dell&#8217;articolo 73 e della Carta, Risoluzione dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite 1541 (XV), 15 dicembre 1960.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> Ibid, principio IV.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> Dichiarazione per la garanzia dell&#8217;indipendenza dei Paesi e dei popoli coloniali, Risoluzione dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite 1514, 14 dicembre 1960, para 6; Principi di diritto internazionale concernenti le relazioni amichevoli e la cooperazione tra gli Stati; Normativa, Risoluzione dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite 2625, 24 ottobre 1970, A\/RES\/2625 (XXV); <em>Conseguenze legali della separazione dell&#8217;arcipelago Chagos da Mauritius nel 1965. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> Cessazione della trasmissione di informazioni ai sensi dell&#8217;articolo 73 sexies della Carta nei confronti della Groenlandia, Risoluzione dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite 848 (IX), 22 novembre 1954.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a> <em>Conseguenze legali della separazione dell&#8217;arcipelago Chagos da Mauritius nel 1965<\/em>; si suggerisce la visione di: Johnstone, \u201cFrom the Indian Ocean.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> Parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 16 ottobre 1975 <em>Sahara Occidentale, <\/em>ICJ Reports 1975: 2, opinione separato da Dillard, 116, 112.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> Matthias \u00c5hr\u00e9n, <em>Indigenous Peoples\u2019 Status in the International Legal System <\/em>(Oxford UP, 2016)<em>, <\/em>35-37.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> Irene Watson, <em>Aboriginal Peoples, Colonialism and International Law: Raw Law <\/em>(Abingdon: Routledge, 2015)<em>, <\/em>94 e 145.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a> Patrick Macklem, \u201cIndigenous Recognition in International Law: Theoretical Observations,\u201d <em>Michigan Journal of International Law <\/em>30(1) (2008): 177, 186. Testo originale: \u201cIt is an ongoing process of exclusion and inclusion to the extent that it continues to subsume indigenous populations under the sovereign power of States not of their making.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> Kees Bastmeijer, \u201cIntroduction,\u201d in <em>Wilderness Protection in Europe: The Role of International, European and National Law, <\/em>Kees Bastmeijer, ed. (Cambridge: Cambridge University Press, 2016), in particolare 31 per la definizione IUCN di terre selvagge (<em>wilderness<\/em>), incluso &#8220;senza abitazione umana permanente o significativa&#8221;. Testo originale: \u201cwithout permanent or significant human habitation.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> Convenzione sulla regolamentazione delle attivit\u00e0 delle risorse minerarie antartiche, 2 giugno 1998 (non in vigore), <em>International Legal Materials <\/em>27 (1988): 868 (CRAMRA), articola 2(3). Vedasi anche il Protocollo sulla protezione ambientale al Trattato Antartico, 4 ottobre 1991, <em>International Legal Materials <\/em>30 (1992): 1461 (Madrid Protocol), articolo 3, <em>Annex<\/em> III articolo 3, e <em>Annex<\/em> V, articolo 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a> Canada, Dibattiti della Camera dei Comuni, 28\u00b0 Parlamento, 2a sessione, vol. 1, 24 ottobre 1969, 39.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a> Catherine McKenna, Joe Savikataaq e J. Akeeagok, \u201cA National Marine Conservation Area Proposal for Lancaster Sound: Feasibility Assessment Report,\u201d febbraio 2017, <a href=\"https:\/\/www.qia.ca\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/NMCA-Propossal-for-Lancaster-Sound-ENG-April-4.pdf%20\">https:\/\/www.qia.ca\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/NMCA-Propossal-for-Lancaster-Sound-ENG-April-4.pdf<\/a>, 17. Vedasi anche\u00a0 Margaret Moore, \u201cIs Canada Entitled to the Arctic?,\u201d <em>Canadian Journal of Philosophy <\/em>(2019): 1, doi: 10.1017\/can.2019.8, 12-13 (in cui si sostiene che la gestione \u00e8 una giustificazione per la sovranit\u00e0 sull&#8217;Artico canadese, ma anche che lo stato pi\u00f9 prossimo, il Canada, \u00e8 in una posizione migliore per svolgere questo ruolo rispetto agli Inuit).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sommario:<\/strong>\u00a0Questo articolo discute la storia del diritto internazionale in materia di colonizzazione, da Francisco de Vitoria ai giorni nostri. Si rivela le incongruenze e le ingiustizie nei confronti dei popoli indigeni che continuano a vincolare i loro diritti all\u2019autodeterminazione su una base di uguaglianza con gli altri popoli oggi. Decostruendo le narrative legali dell\u2019occupazione delle regioni polari, metter\u00f2 in luce le contraddizioni al centro dei progetti coloniali e sfider\u00f2 gli avvocati internazionali \u2013 in particolari quelli \u2018positivisti\u2019 \u2013 ad interrogarsi sulle loro ipotesi riguardanti l\u2019occupazione e la sovranit\u00e0 statale. Si mettono in evidenza le lacune tra la teoria e la pratica dell\u2019occupazione delle regioni polari e si mette altres\u00ec in dubbio la legittimit\u00e0 delle rivendicazioni degli Stati. Anzi, si dimostra che l\u2019occupazione Indigena nell\u2019Artico \u00e8 molto pi\u00f9 antica e giuridicamente pi\u00f9 forte di quella di qualsiasi stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Abstract:\u00a0<\/strong>This article discusses the history of international law in respect of colonisation, from Francisco de Vitoria to the present day. It reveals the inconsistencies and injustices with regard to Indigenous Peoples that continue to constrain their rights to self-determination today on an equal basis with other Peoples. By deconstructing the legal explanations for the occupations of the polar regions, it demonstrates the contradictions at the heart of the colonial project and challenges international lawyers, in particular \u201cpositivist\u201d international lawyers, to re-evaluate their hypotheses regarding occupation and state sovereignty. It highlights the gaps between the theory and practice of occupation of the polar regions and questions the legitimacy of states\u2019 territorial claims. Instead, it shows that Indigenous occupation in the Arctic is much older and legally stronger than that of any state.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"author":255,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"_exactmetrics_sitenote_active":false,"_exactmetrics_sitenote_note":"","_exactmetrics_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[2135],"tags":[2192,2191,2188,2189,2190,2181],"coauthors":[1002],"class_list":["post-10618","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-article-double-blind-peer-review-volume-16-no-4-2021","tag-antartide","tag-artico","tag-colonizzazione","tag-decolonizzazione","tag-diritti-dei-indigeni","tag-popoli-indigeni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10618","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/255"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10618"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10618\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10825,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10618\/revisions\/10825"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10618"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10618"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10618"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/nome.unak.is\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=10618"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}